vanitas vanitatum et omnia vanitas
"ritornerai dalla terra da cui sei stato tratto, poiché tu sei polvere e in polvere ritornerai" (Genesi 3,19)

Il mio lavoro vuole paragonare la caducità terrena dell’essere umano alla vanità di tutte le sue emozioni, dei suoi moti dell’animo, delle parole pronunciate, di tutto ciò che in lui è mosso da quella componente che chiamiamo spirito.

Non vi è alcuna progressione in esso, nessun cammino verso la redenzione, soltanto un continuo fluire ciclico di passioni che germogliano e vengono riassorbite, inghiottite, rigettate all’indietro come boomerang, inconsistenti come la nostra carne, come le nostre ossa. Trovano sempre il tempo che trovano. Peccano della presunzione dell’eternità quando non vivono che di soli istanti.

Frasi appassite ristagnano sulla carta, nella loro nera consistenza. Paradossalmente è la concretezza dello scarabocchio a restare. La puzza della carta ammuffita dal tempo.

Neri pixel si affacciano sfrontati da schermi fluorescenti. Parole fatte di elettricità. Scompaiono una dopo l’altra assecondando la velocità della lettura. Finita la frase. Punto.

Finito il pensato. Finito il pensiero.

Ecco perché ho deciso di accostare immagini di morte, la corruttibilità materiale dell’essere umano, il suo inevitabile destino,  a messaggini ricevuti dal cellulare, pensieri che urgevano talmente tanto essere dichiarati da usufruire del mezzo più rapido per giungere a destinazione.  Lettura del messaggio.  Morale della favola.

Non sono morti scelti casualmente quelli che ho deciso di ritrarre. Sono alcuni dei nobili defunti sepolti nelle Catacombe dei Cappuccini, a Palermo. La maggior parte di loro apparteneva a ricche famiglie e pagava fior di quattrini per essere mummificati e far sì che le loro spoglie mortali venissero conservate in quel luogo di culto, ove quando desideravano i parenti potevano recarsi a trovarli, addirittura convittare, senza vederli sfiorire, in tutta la loro bellezza terrena. Queste persone non potevano evidentemente accettare il loro decadimento fisico, non potevano permettersi di tornare polvere fra la polvere. Se solo avessero potuto immaginare in che stato di decomposizione si trovano adesso. Se solo sapessero che oggi i bambini ridono nel vedere le loro goffe smorfie scarnificate… Questi poveri uomini si sono attaccati a un illusione. Delle loro amate spoglie materiali non sono rimaste che i fantocci della loro presuntuosa presenza.

Con la stessa ironia, o forse dovrei dire con la stessa irriverenza, denuncio la stupidaggine che affligge un’umanità così egocentrica da permettersi di dichiarare parole come per sempre.

Con vena ironica  più che di rimprovero, poiché, figlia della mia epoca, non potrei che appellarmi a un mea culpa, do voce a queste mummie silenziose eppure pretenziose di corporeità, do loro il corpo inconsistente dei nostri attuali mezzi di comunicazione, della nostra brama di dichiarazioni importanti, del nostro vano tentativo di essere unici poiché ricordabili, di essere concreti nell’elettricità delle nostre espressioni. Dono loro la carne del nostro spirito, il succo delle nostre dichiarazioni, la vacuità delle nostre emozioni. Parole dimenticate eppure richiamate alla luce dai pixel che le hanno scovate fra la memoria virtuale. Frasi dette e scordate. Scie luminose che non sono riuscite a trattenere nemmeno l’odore della carta avvizzita, nemmeno lo sbafo d’inchiostro su una calligrafia attenta a non commettere errore proprio in quel momento così importante.

I resti di ciò che non ha avuto la modestia di tornare alla polvere.

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chi non ha mai ricevuto o inviato uno di quei messaggi che desiderano lasciare il segno, parole indelebili, capaci di imprimersi a fuoco nella memoria. parole cariche di un pizzico di presunzione, quella convinzione ostinata di persistere, come se il messaggio racchiuso fosse per sempre, come se noi esseri umani non fossimo toccati dalla mutevolezza, dalla vanitas.
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non mi interessa conoscere il mittente. nessuno verrà pubblicamente accusato di incoerenza. ciò che conta è che il messaggio arrivi, che sia comprensibile quanto caduco non sia soltanto il nostro corpo ma anche ciò che vien chiamato il nostro spirito, la nostra volontà.