farfalle e gastriti

testo critico di Giulia Barsuola

PSICOSOMATICA DELL'AMARE

Un dialogo silenzioso, un portarsi per mano, uno scambio di battute su un palcoscenico di tela e carta, domandandosi reciprocamente senza aspettare risposta.

Una conversazione tra Stella, pittrice, e Giulia, scrittrice: intreccio di segni di creta e parole di un taccuino per quadri che parlano e scritti che immaginano.

Puro gioco linguistico tra «amare» come verbo transitivo e aggettivo femminile plurale in un confondersi di gusti e moti d’animo. Papille gustative disorientate di fronte a sentimenti sublinguali. «Un ragionar d’Amore» tra due donne che si amano.

Farfalle e gastriti, in occasione del Festivalfilosofia 2013 sull'amare, vuole raccontare i due volti dell'amore, irrimediabilmente legati insieme da un sottile filo da cucito. Vuole indagarli, scavarli, sezionarli. L'operazione che si propone è tutt'altro che semplice, i predecessori sono illustri: dall' Odi et amo di Catullo, a Eros e Thanatos di Freud, solo per citarne alcuni. «Che amore faccia rima con dolore/lo sanno anche i bambini dell'asilo», scrive il poeta Emilio Rentocchini, nel sonetto Lo sanno, lo so, contenuto nella raccolta Del Perfetto amore (Donzelli 2008). E allora perchè parlarne, se lo sappiamo?

Farfalle e gastriti vuole parlarne perchè spesso lo dimentichiamo. Perdiamo di vista il contrasto, tendiamo a uniformare il colore. Sentiamo solo le farfalle, ma ci scordiamo delle gastriti. O viceversa. Ma tra le farfalle e le gastriti, il nostro stomaco pulsa insieme al cuore e pensa insieme al cervello. Ecco perchè in questa bipersonale tra pittura e scrittura, stella (Stefania Gagliano) e Giulia Barsuola parlano della psicosomatica dell'amare, di quell'amare con il cuore, con il cervello, ma anche con lo stomaco.

Nel dialogo tra il quadro Perversion du monde e la poesia Inevitabile metafisica si parla di un amore bambino, spiato con il suo pigiama azzurro abbassato. Un amore che vuole essere guardato ma si vergogna, che non lascia niente per scontato, che prova stupore e meraviglia. Occhi grandi che non vogliono sbattere le palpebre, «Quegli occhi mi ricordavano chi sa chi come quando ci s'innamora di chi sa che cosa.» (Antonio Delfini, Il ricordo della Basca).

Il dialogo Apoptosi/Buio mare è il racconto dell'abbandono. È un corpo perso nel vuoto di una bara con l'interno lilla. Un abisso nero che ti inghiotte e ti fa affogare in un bicchiere, perchè «Amare è come accettare di farsi scorticare sapendo che in qualunque momento l'altra persona può andarsene via con la tua pelle» (Susan Sontag, Diario, 1958-67).

Ma la morte porta sempre nuova vita, è sempre una rigenerazione, un rinnovarsi. Infatti in biologia, il termine apoptosi(coniato nel 1972 da John F. Kerr, Andrew H. Wyllie e A.R. Currie a partire dal termine greco ἀποτέμνω, che indica la caduta delle foglie e dei petali dei fiori) indica una forma di morte cellulare programmata. Chiamata anche morte altruista o morte pulita, si tratta di un processo ben distinto rispetto alla necrosi cellulare, e in condizioni normali contribuisce al mantenimento del numero di cellule di un sistema, portando ad un vantaggio durante il ciclo vitale dell'organismo.

Il dialogo tra il trittico Amarezzare e le tre poesie Elettrocardiogramma, Emesi e A Friedrich Von Salomè, si fonda sul gioco linguistico tra «amare» come verbo transitivo e aggettivo femminile plurale.

Jägermeister è una mano che tiene un bicchiere di amaro, lo porta alla bocca per non sentire più i pensieri, il cuore che batte (ma solo per via del troppo caffè) e il chiodo fisso: la vita non è eterna.

Conatus parla del pensare con lo stomaco, del pensiero che si fa carne e che porta all'emesi (dal greco ἐμῶ, che significa «io vomito»). È la storia della battaglia tra Dopamina (uno dei neurotrasmettitori implicati nel controllo della nausea e del vomito) e succhi gastrici contro Domperidone (farmaco antiemetico appartenente alla classe degli antagonisti periferici dei recettori dopaminergici) e Lorazepam (farmaco della categoria delle benzodiazepine. Inizialmente venduto in Italia sotto il nome

di Tavor, il Lorazepam possiede proprietà ansiolitiche, anticonvulsanti, sedative e miorilassanti). È lo sforzo titanico di scacciare via il vuoto che riempie e contrae lo stomaco. Quel pensiero che è solo un pensiero e se ne va quando tu mi tieni la testa, perchè «Amare qualcuno è tenergli la testa sul catino quando vomita e non provare disgusto» (Henry de Montherlant).

Ghiaccio è quello che sentiva Friedrich Nietzsche nella sua testa, un grande freddo. Anche durante le estati, passate nella sua casa di Sils Maria, in Engadina. La solitudine in due. Un grande freddo, dopo il rifiuto da parte di Lou von Salomè, scrittrice e psicanalista di origine russa, che aveva conosciuto a Roma durante la Pasqua del 1882, grazie a Malwida von Meysenbug. Il ghiaccio del crollo mentale che Nietzsche ebbe a Torino nel 1889, forse a causa dell'aggravarsi della sifilide o del disturbo bipolare, di cui soffriva fin da giovane.

Infine l'ultimo dialogo, quello tra A presto amore mio e Cerco le piccole cose, è il racconto di un piccolo gesto quotidiano, per prendersi cura e comprendere, per dire: ti amo, ma senza parlare. È una preghiera di salvezza, rappresentata solo dalle piccole cose di cui parla Francesca Rigotti nel suo La filosofia delle piccole cose. Esperienze vicine, dirette, accessibili, fatte di felicità trascurabili, ma sempre soffocate dalle Grandi Cose. «L’amore non basta mai. Soprattutto quando si ha paura. Cioè quasi sempre. A meno di non voltarsi altrove e chiudere lo sguardo su una macchina che passa, un bimbo che gioca a pallone, un’orchidea bianca». (Michela Marzano)

Perchè solo il Dio delle piccole cose ci potrà salvare.

Giulia Barsuola

«Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme.»

Andrè Gorz, Lettera a D. Storia di un amore.

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