NADSAT

testo critico di Luiza Samanda Turrini

NADSAT __ la realtà, il corpo __ STELLA (STEFANIA GAGLIANO)

Give me something. Give me something to give. Oh, God, give me something a reason to live. My body is aching. Don’t want sympathy. Patti Smith ,Privilege.

Pastiglie per il giorno, pastiglie per la notte, pastiglie per volare, poter toccare il cielo-oh, legali-illegali-ih, care ed economiche, pastiglie nere viola blu, multicolori-ih… Pastiglie-eh…Pastiglie… Prozac +

Il Valium mi rilassa, il Serenase mi stende, il Tavor mi riprende, c’è chi mi da energia e chi la porta via, c’è chi mi da energia, e chi la porta via e voi che cosa volete, di che cosa vi fate, qual è la vostra pena, qual è il vostro problema? CCCP, Valiumtavorserenase

Oh, I’m so young, so goddamn young. Oh, I’m so young, so goddamn young. Oh, I’m so young, so goddamn. Set me free. Patti Smith ,Privilege.

Non avevano la licenza per I liquori, ma non c’era ancora una legge contro l’aggiunta di quelle trucche nuove che si sbattevano dentro al vecchio mommo, così lo potevi glutare con la sintemesc o la drenacrom o il vellocet o un paio d’altre robette che ti davano quindici minuti tranquilli tranquilli di cinebrivido stando ad ammirare Zio e tutti gli Angeli e i Santi nella tua scarpa sinistra con le luci che ti scoppiavano dappertutto dentro al planetario. Alex, Arancia Meccanica

Denise: Vorrei che il mio viso apparisse sulla copertina di Vogue. Davi: Io vorrei essere Vogue. (…) Denise: Non pensate che il mio viso sia perfetto per la copertina di Vogue? Davi: Lady D. non approverebbe. Demon: Lady D. è morta. Davi: Viva la Regina! Denise si avvicina allo specchio e con un pennarello traccia un rettangolo formato rivista attorno al suo primo piano. Scrivendoci sopra “Vogue” inizia a piangere e le lacrime le scendono fino al mento facendole colare il trucco. Isabella Santacroce, Luminal, p.23

“Noi ora vediamo in uno specchio, in enigma, ma verrà un tempo in cui vedremo faccia a faccia. Ora la mia scienza è parziale, ma verrà un tempo in cui io conoscerò per intero, come sono conosciuto.” I Corinti, 13,12.

Ho il corpo di una diciottenne. Lo tengo in frigo. Spike Milligan

Il confronto con la realtà passa in prima istanza attraverso l’interfaccia del corpo. Specchio deformante dell’interiorità, catalizzatore degli sguardi, focale di tutti i desideri, il corpo è il più importante garante dell’identità. stella (Stefania Gagliano) rappresenta giovani corpi tracciati con segni veloci, nervosi, continuamente riveduti e corretti. Corpi che si specchiano nei rituali della vestizione, mentre si annodano cravatte sottili su camicie bianche come la Patti Smith di Horses, e fissano il proprio doppio nello specchio in un’opera che si intitola La mia solitudine sei tu. Corpi privi di testa di fianco a frigoriferi che sembrano Vergini di Norimberga dal design anni Cinquanta. La giovinezza è l’età in cui il corpo splende nella sua più piena bellezza, eppure è anche il tempo in cui il rapporto col corpo si declina attraverso l’inadeguatezza, il narcisismo, il conformismo. Questi sono gli stessi imperativi che guidano il consumo di sostanze psicotrope. Analgesici contro il dolore, ecstasy empatogene che fanno sembrare tutto buono e giusto, Prozac contro il suicidio, Nurofen contro la dismenorrea, Viagra contro l’impotenza. Le pillole sono microuniversi per regolare le disfunzioni del rapporto fra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori. stella (Stefania Gagliano) mostra che, come i vestiti, le diete o i trattamenti estetici, gli psicotropi sono oggetti di consumo che cercano di correggere errori di comunicazione fra corpo, mente e mondo.

Luiza Samanda Turrini