organiche interazioni

testo critico di Francesca Mora

Organiche interazioni

La bidimensionalità delle opere di Stella (Stefania Gagliano) rimanda a metodologie passate del fare artistico: i carboncini su tela ammiccano al buon vecchio “quadro”, magari governato da una sana griglia prospettica, utilizzato per rappresentare il mondo che si vede là fuori e che siamo soliti osservare in contemplativo distacco. Tuttavia, non è proprio questo il suo caso. Alcuni espedienti infatti, aggiungono un coefficiente di differenziazione rispetto alle tecniche artistiche tradizionali.

In prima istanza le sue opere rifuggono qualsiasi tipo di contenimento: prive di telaio e libere dalla cornice, le tele vengono stese come pelli bovine, inchiodate a parete e mostrate in tutta la loro nudità. Poste in tal modo, la loro superficie si fa epidermide, vittima dell'aggressione violenta dell'artista che, attraverso il carboncino, dilania le figure e le affetta sino a farne uscire i fluidi vitali. È il caso delle realizzazioni del 2008, come Rimane il desiderio di sensualità e putridume (tavernello) in cui le pareti di un wc trasudano sprizzi biologici biancastri; o Curo i miei mali, in cui un bicchiere di Aulin® s'incattivisce fino a diventare una gabbia feroce di sostanze tanto acide quanto minacciose.

L'azione violenta prosegue nelle serie di Pillole (2011) realizzate in occasione della mostra Organiche interazioni. Il loro aspetto è stravolto da una forza endogena e micro-distruttiva che agisce questa volta a livello sottocutaneo. Un farmaco per la labirintite come Vertiserc si gonfia in un processo di putrefazione che lo rende simile ad un orifizio vaginale. Duspatal si accende all'improvviso in un moto rotatorio autodistruttivo, mentre Atomoxetine 60 mg ha uno sbotto di sostanze purulente. Il mondo farmacologico delle pillole viene scandagliato attraverso la lotta pittorica tra forma e informe, vera protagonista delle opere di Stella. Già, perché la reale vittima di queste operazioni è proprio la forma stessa: i confini del disegno faticano a contenere la materia ribollente della pittura. Le pillole congelano molto bene questa tensione tra due forze in sostanziale opposizione. Insomma, le “organiche interazioni” sono sì quegli scatenamenti interiori di natura fisica che caratterizzano e in un certo senso guidano la nostra esistenza; sono sì le reazioni chimiche provocate dai principi attivi delle sostanze farmacologiche che assumiamo per curare l'impotenza quanto la nostra felicità; ma sono anche, nelle opere di Stella, quelle dinamiche di scontro reciproco tra il controllo della forma e l'espansione dell'informe.

Francesca Mora

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